“Adagio”

1. Lentamente, senza fretta.
Con ponderatezza, cautela, circospezione.

2. In musica, movimento tra l’andante e il largo; anche, il brano composto in tale movimento.
Origine: dalla locuzione “ad agio”, “con comodo” •1313-15.

3. (Sostantivo maschile)
Motto che contiene una sentenza o un precetto di pratica utilità; proverbio.
Origine: Dal latino adagium, derivato di aio, ‘dico’, col prefisso ad- •sec. XVI.

Ecco cosa compare banalmente su Google (ma verosimilmente anche in un qualsiasi dizionario) se si va a cercare la parola “Adagio”. Tre significati molto diversi, uno dei quali facente notoriamente parte dell’immaginario musicale, ma che di fatto comunicano intimamente tra di loro, fanno parte l’uno dell’altro.

Il giorno in cui scoprii che con adagio ci si potesse riferire anche ad un motto o a un modo di dire, fui pervasa da un’onda di curiosità e di stupore. Non esitai un attimo nel voler andare a fondo della questione, per indagare in che modo questi significati, apparentemente così distanti, apposti ad una stessa parola potessero avere qualcosa in comune ed aiutarsi l’un l’altro, dandosi significato a vicenda. Perché in effetti, è proprio quello che fanno. Sono tre significati che rappresentano tre aspetti diversi di uno stesso concetto, e ci danno tre tipi di informazioni:

  1. Una sul tempo: lento, tranquillo
  2. Una su una condizione, o uno stato d’animo: quella dell’agio, appunto… Lo “stare comodi”, che traspare proprio dall’etimologia della parola
  3. Infine, una sull’elemento dell’enunciazione, del “dire” qualcosa. Dell’esprimere qualcosa di importante e del farlo bene, quindi con cura

Enunciare qualcosa di importante

Quando vogliamo che qualcuno capisca bene ciò che vogliamo dire, gli parliamo lentamente. Specialmente se pensiamo sia qualcosa di importante.

Chissà… Probabilmente gli Adagi in musica hanno un po’ la stessa accezione. E se provassimo ad immaginarli veramente come brani contenenti discorsi e pensieri (musicali e non) non solo profondi ed  intimi, ma anche estremamente importanti per chi ce li ha lasciati scritti, come fossero un dono, una testimonianza che non deve andare perduta? Se provassimo ad interpretare gli Adagi come antichi detti, dispensatori davvero di una profonda saggezza, anche se spesso questa è inarrivabile, tanto è elevata, ma che il compositore ha voluto farci conoscere perché noi potessimo goderne e cibarcene? Se provassimo davvero ad ascoltare e a decifrare quei messaggi che vogliono darci, quelle perle di antico sapere che contengono, per quanto immateriali o aleatorie possano essere, con umiltà e con la consapevolezza che probabilmente una vita non basta per conoscerle?

Inter-légere” uno spartito, scandagliandone la trama nascosta, e filtrarlo attraverso la propria sensibilità, per dargli così vita. Suonare un Adagio, interpretarlo, e nel frattempo essere consapevoli di stare enunciando una verità. Qualcosa di importante da ascoltare, qualcosa di importante da conoscere. Dare significato ad ogni singola nota, senza mai darne nessuna per scontata. Perché ogni dettaglio è importante. Ecco, forse, come possiamo rendere davvero gloria ad un Adagio e al contenuto che esso porta con sé, se siamo capaci di utilizzare la nostra intelligenza, appunto, e di aprire non solo le nostre orecchie prettamente fisiche, ma anche quelle interiori, quelle della nostra anima.

Riscoprire la lentezza, quindi la cura

Viviamo immersi nella velocità, nell’immediatezza. La riflessione, il fermarsi a pensare, quindi anche la concentrazione e la cura, vengono inevitabilmente meno in un mondo che ci spinge sempre a correre e ad affannarci.

E se provassimo a prendere ogni Adagio come un monito? Come un invito a fermarsi, per una volta, senza venire trasportati dalla frenesia del mondo di oggi? Come una “palestra di lentezza”?

Adagio, ovvero “con agio”, “comodamente”. Viviamo in un mondo pieno di infinite solo presunte comodità, che spesso in realtà non fanno altro che complicarci la vita impedendoci di goderne. Ci illudiamo di vivere nelle comodità, quando molte di quelle che consideriamo tali sono solo fardelli che ci appesantiscono.

L’Adagio ci dice questo: reimpara a vivere nel presente, fai caso a tutto ciò che accade e dagli considerazione, goditelo, sii presente a te stesso, e mettiti comodo mentre lo fai. Prenditi tutto il tempo. Prenditi tutto il tempo per dire ogni nota, nel modo in cui la vuoi dire e nel modo in cui va detta, per respirare in ogni suono, e per vivere la musica che interpreti.

L’Adagio, in effetti, forse può essere proprio terapeutico.


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